Littizzetto, regina della satira "Politici, spetta a noi far ridere"

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vanni-merlin
00martedì 16 dicembre 2008 18:02
Dal successo di "Che tempo che fa" al nuovo libro, la capacità di ironizzare su tutto
"Si può parlare di qualsiasi argomento, è solo questione di toni"
Littizzetto, regina della satira "Politici, spetta a noi far ridere"

di SILVIA FUMAROLA


ROMA - Dopo una settimana di polemiche, ospiti di destra/ospiti di sinistra, domenica Luciana la peste ha deciso di pareggiare i conti a modo suo. Foglio in mano con una trentina di definizioni lusinghiere del premier Berlusconi: "Sire, Grand marnier, gran visir, gran moka da 12, Ettore di tutte le troie (intese come città), pezzo mancante delle sorprese Kinder...". Uno sberleffo ci seppellirà: Luciana Littizzetto scala le classifiche dei libri (l'ultimo è La Jolanda furiosa, Mondadori), travolge Fazio a Che tempo che fa e accompagnando al piano Bocelli svela la trama gay di Musica proibita di Gastaldon. "Il garzone del testo non vi fa venire qualche sospetto?".

Luciana, cominciamo dalla tv.
"Spero che ci lascino lavorare, non ci sono complotti da nessuna parte. Il più delle volte se uno di sinistra va a parlare in tv porta voti alla destra, e chi è di destra porta voti alla sinistra: si danneggiano da soli. Pazzesco: inviti un Nobel e nessuno se ne accorge, arriva il sottosegretario alla sottominchia e giù polemiche".

Si può parlare di qualsiasi argomento?
"Non ho soluzioni e non pretendo di averne, vorrei sottolineare l'inversione di ruoli: comici che fanno i politici e politici che usano il linguaggio dei comici, cosa molto pericolosa. I politici devono essere persone a cui prestiamo attenzione perché sono autorevoli".

Lei davanti a cosa si ferma?
"Non si può ironizzare sulla cronaca. È la vita delle persone, diventi cinico e non è la mia cifra, non ho la cattiveria nel Dna".

Però non le manda a dire.
"Mi viene lo sberleffo, è vero, ma l'aggressione no".

Da un po' si occupa molto di cacca.
"Di cosa posso parlare? La politica è campo minato, la chiesa non ne parliamo. Per far ridere la cacca non fa male a nessuno, non a caso i bambini appena la nomini si sbellicano. Inquieta i puristi, che immagino non la facciano mai. Sa cosa diceva mia nonna? Al è al tun ca fa la müsica, è il tono che fa la musica. Benigni ne è la prova".

Si riferisce al famoso duetto con la Carrà?
"Certo: elencava tutti i sinonimi della passera, ma quando pensi a una cosa volgare non pensi mai a quello. Chapeau, dalla sua bocca può uscire tutto, e quando deve essere alto, è alto".

A proposito, lei ha ribattezzato l'organo femminile Jolanda, quello maschile Walter. Ha più incontrato Walter Veltroni?
"Non l'ho incontrato... Abito a Torino e incontro Chiamparino, che si chiama Sergio, però ci sono alcune Jolande e alcuni Walter che mi fermano: "Abbi pietà di noi, ci prendono in giro tutti".

Scrive nel libro: "Piuttosto che fare l'amore col proprio uomo certe donne preferirebbero scalare il Monviso con le infradito".
"È così. La verità è che non ci manca il desiderio del walter, quello che non desideriamo più è il portawalter. Ora hanno inventato la pillola che riaccende il desiderio. Sa cosa devono fare per riaccendere il desiderio? Inventare una pastiglia che ci renda orbe. Così non vediamo più gli uomini mentre fanno boiate. Il desiderio ci va via, non è una roba fisiologica ma mentale. Ma ha letto di Berlusconi?".

Che ha detto?
"Berlusconi vuole farci arrivare a 120 anni. Bene: la prima comunione a 40 anni, il primo bacio a 50, mi sento già rovinata così, ma lui ci arriverà. Piega le corna delle mucche a mani nude".

Cosa risponde a chi l'accusa di fare "satira da massaia"?
"È un grande complimento, è la lettura delle cose che fanno le persone normali e comuni. "Normale" e "comune" sono bellissimi aggettivi. Non vuole dire essere persone stupide, ma persone che si fanno domande e cercano di darsi risposte. Senza essere Marzullo. Non è tutto bianco o nero. Il beige e il grigio non sono sempre segno di mestizia, ma segno che siamo diventate più sagge".

A Che tempo che fa, Fazio fa il saggio, lei la spericolata.
"Il comico ha bisogno di una spalla e Fabio è perfetto. Sta al gioco quando improvviso, più si preoccupa e si dispera, più aumenta l'effetto comico. Ma, comici a parte, da noi puoi vedere persone che non si vedono mai: io ho capito il senso e la violenza della guerra solo da Mario Rigoni Stern, ho capito la potenza del male dai suoi occhi che ancora non si erano rassegnati, la guerra te la porti dentro".

Poi ci sono i divi.
"Clooney l'ho mancato, lo scrivo nel libro, sapevo che sarebbe venuto e per sessanta giorni ho fatto i piegamenti sui seni per fortificarli. Fabio i figaccioni li mette al sabato. Mickey Rourke è un gatto del Colosseo, pazzesco, disperato, mi è proprio piaciuto ".

La tv lascia il segno?
"La televisione non ti cambia mai, ti rilassa, ti fa passare il tempo, ma è difficile che ti cambi, invece il cinema sì. Ti cambia".

C'è una frase che apre "La Jolanda furiosa": "Devi sapere cosa vuoi altrimenti devi prendere cosa viene".
"Vado al ristorante cinese a Torino, era scritta nel menù. Una folgorazione. È così per tutto: eutanasia, testamento biologico... Uno diventa ministro, ha ancora il flûte in mano e con la Bic firma la riforma. Ma fatti spiegare da quelli che ne sanno di più, no?".

(16 dicembre 2008)


da: www.repubblica.it/2008/12/sezioni/persone/luciana-littizzetto/luciana-littizzetto/luciana-littizze...
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